Silvia D’Adda, CANTICI NEL DIVENIRE, Contemplando la Pienezza, Amazon 2024.
Si può parlare di Dio al femminile, chiamandolo Pienezza?
La ricerca di un titolo femminile, per questa raccolta di cantici contemplativi, secondo volume della Collana “Il Telaio di Lidia”, è nata dalla scelta convinta di sfidare le nostre categorie statiche e patriarcali proiettate sull’inaccessibile e imprendibile mistero divino. Ci è parso che il termine Pienezza dicesse molto – sempre senza dire tutto – di ciò che Dio è per noi, secondo la rivelazione biblica. Come i mistici hanno capito bene, Dio può essere solo cantato con il linguaggio della poesia, segnato dal paradosso, dall’azzardo e dalla passione. In questa linea, Silvia D’Adda ha dato voce alla propria ricerca spirituale, offrendo parole nelle quali anche altre esperienze oranti potevano ritrovarsi. (Introduzione, Annamaria Corallo)
Ho passato gran parte della mia vita a sentirmi inadeguata alla preghiera. Scrivere e/o pronunciare Pienezza in riferimento a Dio ha invece significato vivere la concreta possibilità di evocarlo e convocarlo alla mia coscienza come fondamento del mio essere (e dell’essere di ogni cosa): non come entità sproporzionalmente aliena da supplicare e, all’occorrenza, interventista. Piuttosto come presenza già da sempre e visceralmente parte della mia umanità (e di tutto ciò che esiste), come cioè qualcosa di cui siamo pieni/e. (Invito alla lettura, Silvia D’Adda)
