Annamaria CORALLO, La messa è finita? Un’eucaristia da risignificare verso nuove ritualità

“Per me un vero vademecum per tenere sempre presente alla mente l’intensa simbologia della celebrazione eucaristica, al fine di gustarla sempre di più attraverso un nuovo sguardo” (Letizia C.)

“Questo libro della teologa biblista Annamaria Corallo è una valida ed interessante ricerca storico-critica sulle radici di un rito e sul suo significato originario, al di là delle successive (re-)interpretazioni / distorsioni religiose o ai voli pindarici compiuti da alcune nuove teologie, talvolta parodie (più o meno quantistiche) delle (nobili) spiritualità orientali. Su questa solida base, l’autrice lascia che la lettrice / il lettore proseguano il proprio cammino (religioso, antropologico e/o psicodinamico e/o spirituale), senza condizionarli (non a caso il titolo è in forma di domanda), coerente con il suo approccio (realmente) inclusivo in prospettiva trans-teista. Propone anche una nuova interessante attualizzazione del rito per viverne l’autenticità originaria e metastorica. Lo stile comunicativo è, come sempre, brillante ed efficace, evitando un linguaggio troppo ‘tecnico’, senza per questo rinunciare al valore scientifico dei contenuti. Bella e molto significativa anche la copertina del libro” (Giangaetano D.)

“Il problema principale di chi sceglie di abbandonare il teismo per pensare Dio in modo nuovo è quello di sperimentare la tristezza di una graduale disaffezione per il rito dei riti, la messa. Questo libro, con uno stile accessibile e coinvolgente, offre un contributo notevole per una necessaria risignificazione del rito eucaristico e apre alla creatività di nuovi gesti e nuove parole per dire oggi la nostra relazione con un Dio che non è più da ricercare nelle altezze, bensì nelle nostre più autentiche profondità” (Agostino G.)

“Testo che tutti i cristiani dovrebbero leggere per capire davvero la messa. Consigliabile in particolare ai catechisti e ai lettori delle liturgie” (Patrizia M.)

“Finalmente ho avuto modo di riscoprire nel loro profondo significato, ritualità e simboli svuotati dall’abitudine, del loro liberante significato” (Betty P.)